Clubhouse

Clubhouse di Arianna Santini

Un tentativo di rivalsa del suono sull’immagine in ambiente digitale. Il social network audio Clubhouse in relazione alla comunicazione e all’apprendimento della lingua inglese.

COLLANA: Writing Sonic Thinking sound studies in Italia nel XXI secolo – vol. III

Chi non ha mai avvertito un sentimento di solitudine durante la pandemia da Covid-19? Nel 2020 e nel 2021 il bisogno di comunicare, causato principalmente dalla reclusione forzata finalizzata ad arginare la diffusione del SARS-CoV-2, ha accomunato individui da tutto il mondo.

La necessità di interagire col prossimo pur rimanendo confinati entro quattro mura ha trovato risposta in una nuova piattaforma social che ha fatto scalpore grazie alla sua peculiarità: l’assenza di input visivi a favore della comunicazione orale. In controtendenza rispetto a qualsiasi altro social network usato fino a quel momento, l’applicazione Clubhouse ha rappresentato, in ambito digitale, una volontà di rivalsa dell’ambito sonoro su quello visivo, la quale è stata presa in considerazione entro le logiche dei Soundscape Studies.

Gli utenti avranno trovato beneficio dall’utilizzo del social network audio? Considerando inoltre l’utilità di ascoltare e produrre messaggi orali durante il percorso di apprendimento di una lingua straniera, potrebbe esser stato un valido ausilio didattico? In che misura? L’indagine svolta mira ad analizzare la questione attraverso uno sguardo critico accogliendo i favori di diversi ambiti.

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Clubhouse:

Introduzione

Il presente lavoro si propone di analizzare l’uso del social network Clubhouse nell’ottica di una rivalsa dell’ambito sonoro su quello visivo in ambiente digitale. La civiltà occidentale si è costituita sulla base di una percezione e rappresentazione visiva, dunque riduzionistica, della realtà.

Oggi però, grazie agli studiosi del paesaggio sonoro inteso come oggetto principe dei soundscape studies e alla presenza sempre più insistente delle innovazioni digitali, si avverte un cambio di rotta che permette l’affermazione del suono in quanto strumento per la conoscenza di sé e del mondo non solo valido tanto quanto l’immagine, ma più dinamico, raffinato e dal maggiore potenziale. In tale prospettiva, l’applicazione Clubhouse, nata nel marzo 2020, verrà presa in considerazione come primo social network in cui l’utente agisce, in una logica connettivista, da produttore e fruitore non di testi, immagini e video, ma soltanto di contenuti audio. Clubhouse, dunque, basandosi esclusivamente sull’uso e l’ascolto della voce, sembra appropriarsi della definizione di social network in quanto sito internet che consente agli utenti di «condividere contenuti testuali, immagini, video e audio […]» (https://www.treccani.it/enciclopedia/social-network/) per rivisitarla, eliminando la presenza del mezzo visivo a favore di quello sonoro.

Attraverso Clubhouse si verifica uno spodestamento digitale della vista, la quale è solita imperare grazie alle condivisioni giornaliere di parole, immagini e video, spesso tra loro integrati. In questo caso essa cede il trono all’udito, il quale permette non solo la conoscenza di altrui storie, idee, prospettive e opinioni, quindi l’arricchimento personale, ma anche la socializzazione, ovvero quell’elemento per l’essere umano necessario ma reso pressoché nullo dai lockdown introdotti a causa della pandemia da SARS-CoV-2. Nella prospettiva dei soundscape studies le possibilità offerte dall’uso e dall’ascolto della voce in quanto strumento sonoro capace di avvicinare e formare gli individui vengono qui poste al centro usando il social network Clubhouse come chiave di interpretazione di un mondo postdigitale che nei prossimi decenni potrebbe caratterizzarsi per una maggiore quantità di stimoli sonori a discapito di una diminuzione di input visivi. Clubhouse, dunque, viene preso in esame in quanto prima rete social a trascurare intenzionalmente la comunicazione visiva a favore di quella orale.

Nell’ottica degli obiettivi formativi del corso di laurea magistrale scelto dalla sottoscritta, il quale mira alla formazione professionale dell’insegnante di lingua straniera, si potrebbe avvertire la possibilità di sfruttare il social network come mezzo utile non solo per la socializzazione e lo scambio di informazioni in lingua madre, ma anche per l’apprendimento di una lingua straniera. Per comprendere l’uso di Clubhouse a fondo verrà condotta un’indagine sul suo impiego durante il 2020 e il 2021 che tenterà di illustrare in che misura le varie fasce di età si siano interessate a tale fenomeno, come gli iscritti lo abbiano utilizzato e se, considerandone le caratteristiche primarie, sia stato interpretato come uno strumento valido per sviluppare le proprie competenze relative alla comprensione e all’uso della lingua inglese. Prima di mostrare la struttura del questionario e le informazioni da esso scaturite, si tenterà, sulla base delle teorie, degli approcci e dei metodi elaborati e impiegati nell’ambito della didattica delle lingue straniere a partire dallo scorso secolo, di formulare ipotesi riguardanti la possibilità di affermazione di Clubhouse in quanto strumento digitale valido per lo sviluppo delle competenze linguistiche.

Considerate le finalità del presente lavoro, il primo capitolo si concentrerà sul suono in quanto portatore di significato nell’epoca postdigitale. Nella prima parte esso verrà preso in esame in quanto oggetto di studio dei soundscape studies, dunque, si faranno emergere le questioni tipiche dell’epoca postdigitale ad esso legate nell’ottica di una descrizione di un paesaggio sonoro mutato attraverso l’uso dei dispositivi mobili e di Internet. I concetti di suono e di spazio verranno accostati per via della condivisione delle caratteristiche sonore dei luoghi attraverso la rete, come avviene nei progetti di Joseph Reinsel, che hanno alla base l’impiego dello spazio e del suono in qualità di Sound Cairns. Si noterà inoltre come il suono vocale, oltre a permettere l’informazione e la socializzazione attraverso i dispositivi mobili, venga oggi trasmesso agli e dagli stessi generando così un dialogo tra l’uomo e l’oggetto che vede come risultato lo svolgimento di compiti di natura digitale. La prima parte si chiuderà con il concetto di ascolto acusmatico, il quale vedrà un collegamento con la nozione di reduced listening. La seconda parte del primo capitolo sarà dedicata più specificamente al suono vocale in quanto, nella didattica delle lingue straniere, esso funge da strumento di apprendimento che accompagna lo studente e lo rende protagonista, dunque permette l’acquisizione delle abilità linguistiche. In questa fase si riporteranno le idee degli studiosi che nel secolo scorso si sono impegnati nella formulazione teorica del processo di apprendimento della lingua straniera, prestando particolare attenzione a far emergere tutte le principali argomentazioni che vedono la produzione vocale come atto fondamentale ai fini di una didattica efficace. Prendendo in considerazione i possibili stili cognitivi degli studenti, ci si soffermerà sugli aural-oral learners e sulle loro caratteristiche, per successivamente descrivere e mettere in discussione un approccio didattico basato sull’uso esclusivo dell’interazione orale, il cosiddetto aural-oral approach. La terza parte del primo capitolo sarà dedicata alla comunicazione verbale durante la crisi pandemica da Coronavirus ancora in atto. Si tenterà quindi di riportare una descrizione fedele delle problematiche personali di natura psicologica scaturite dalla mancanza di interazione dal vivo con l’altro, sottolineando l’importanza dei fattori paraverbali ed extraverbali, i quali nella comunicazione da remoto difficilmente riescono ad attraversare lo schermo insieme al messaggio vocalmente espresso. Nell’insieme, dunque, il primo capitolo fornirà gli strumenti teorici per sviluppare un pensiero critico circa l’uso del social network Clubhouse in quanto possibile mezzo di conoscenza, socializzazione ed apprendimento della lingua inglese.

Il secondo capitolo consisterà nella descrizione di Clubhouse e nella valutazione dei vantaggi che potrebbe offrire e degli aspetti negativi che potrebbe nascondere. In un primo momento si spiegherà in che cosa consiste, quali individui possono accedervi e in che modo, e come funziona al suo interno. Inoltre, verranno presi in esame i fattori che ne hanno permesso il successo immediato. Ci si concentrerà infatti su come l’uso del social networkda parte di personaggi noti a livello internazionale abbia incentivato le iscrizioni e su quanto la piattaforma audio abbia costituito uno strumento di comunicazione utile durante la diffusione della pandemia da SARS-CoV-2, la quale, iniziata in Italia in concomitanza con il lancio dell’applicazione, ha costretto gli individui a lunghi periodi di reclusione. Successivamente, sulla base di quanto riportato nel capitolo precedente, si tenterà di comprendere i lati positivi che conferiscono valore al social network e i lati negativi per i quali il suo uso, sia per la condivisione di contenuti in lingua madre sia per l’apprendimento della lingua inglese, potrebbe essere sconsigliato.

Nel terzo capitolo verrà presentata l’indagine svolta circa l’uso e le potenzialità della piattaforma social. Si illustreranno dunque gli obiettivi del sondaggio realizzato e le questioni da indagare, poi, sulla base di queste, la struttura del questionario e le domande formulate. Successivamente si tenterà, ancora una volta attraverso i costrutti teorici e il contesto storicosociale valutati nella prima parte dell’elaborato, di formulare ipotesi in merito ai risultati, costruendo così un ponte di possibili corrispondenze tra ciò che si conosce e i dati ricavati dalla somministrazione del questionario.

Il quarto capitolo si concentrerà sull’analisi dei risultati ottenuti. In primo luogo, si prenderanno in considerazione le caratteristiche personali degli intervistati dichiarate dagli stessi, e la quantità di partecipanti al sondaggio verrà rapportata con il numero di individui che non hanno mai usufruito dell’applicazione per via di ragioni che verranno contestualmente analizzate. Successivamente ci si concentrerà sui risultati forniti dagli utenti di Clubhouse circa il proprio uso dell’applicazione e le considerazioni personali sulla stessa. Nell’ultima parte del quarto capitolo verrà presa in esame una parte del contributo di tutti gli indagati che permetterà di dedurre quanto Clubhouse possa eventualmente costituire un valido ausilio nel processo di apprendimento della lingua inglese. Le dichiarazioni rilasciate contribuiranno inoltre a far emergere i rischi sociali che l’uso della piattaforma potrebbe alimentare, nonché i punti di forza e di debolezza della stessa per quanto concerne sia il processo di socializzazione in lingua madre, sia quello di apprendimento della lingua inglese, i quali verranno argomentati nella fase conclusiva dell’elaborato.

Il presente lavoro prenderà in esame la piattaforma audio al fine di far emergere l’importanza del suono vocale durante la crisi pandemica dell’epoca postdigitale. L’attenzione rivolta nei confronti di un’applicazione le cui funzioni sono legate esclusivamente alla produzione e all’ascolto della voce mira alla descrizione di una percezione della realtà in evoluzione. Il fenomeno Clubhouse rappresenta il primo caso social in cui l’ambito visivo viene surclassato da quello sonoro, per troppo tempo non debitamente considerato. In quest’ottica si tenterà di comprendere se tale egemonia sonora possa essere di aiuto nei processi di socializzazione attraverso la lingua madre e di apprendimento della lingua inglese, e in quali misure.

1.
Il suono come strumento per la
socializzazione e l’apprendimento

1.1 Il paesaggio sonoro nell’era postdigitale

La locuzione paesaggio sonoro deriva dall’inglese soundscape, un termine coniato da Murray Schafer a partire dalla somiglianza acustica esistente tra sound e land. Negli anni Settanta lo studioso canadese diede vita al World Sounscape Project (WSP) presso la Simon Fraser University (SFU), attraverso cui iniziò a ispirare generazioni di studiosi di diverse discipline, i quali avrebbero indagato il territorio del paesaggio sonoro a partire da ambiti tra loro lontani, ma che sarebbero stati avvicinati dall’attenzione nei confronti dell’aspetto sonoro, formando fitte reti di esperti e proficui intrecci di discipline.

Considerando il campo percettivo umano, risulta evidente come in genere le informazioni visive tendano ad acquistare maggior rilevanza rispetto a quelle sonore. In rapporto al paesaggio comunemente inteso, il paesaggio sonoro è in grado di portare con sé non solo una quantità maggiore di significato, ma anche informazione più dettagliata. Tale specificità del messaggio sonoro fa sì che esso risulti anche più effimero, dunque più difficilmente recuperabile nella memoria dell’esperitore.

In ambito linguistico il suono è stato indagato in quanto veicolo di messaggi orali e manifestazione di appartenenza culturale. Il linguaggio è uno degli aspetti principali presi in esame dall’acustica antropologica, la quale acquisisce la definizione di Acoustic Ecology (Calanchi 2015: 34). Questa vede come oggetto primario il suono come contesto informativo. Nel momento in cui il suono viene inteso come risorsa, esso viene detto ecofield sonoro. Almo Farina, il quale assieme a Pijanowski ha fondato i principi guida della Soundscape Ecology, successivamente integrandoli e ampliandoli definisce un ecofield sonoro come «una configurazione spaziale portatrice di significato» (2012: 24), all’interno del quale si possono individuare suoni provenienti dall’ambiente fisico, le cosiddette geofonie, da quello biologico, biofonie e da quello tecnologico, antropofonie o tecnofonie. Le differenti combinazioni di queste componenti determinano l’esistenza di paesaggi sonori unici per le loro specificità all’interno dei quali oggi l’uomo dovrebbe evitare di eccedere nella produzione di tecnofonie, le quali potrebbero disturbare l’ascolto delle altre due componenti, intaccando la qualità sonora di quello specifico ambiente.

L’uso del suono in qualità di portatore di informazione si è evoluto parallelamente all’uso sempre più massivo della tecnologia. Nella vita quotidiana, strumenti digitali come il computer, il tablet e lo smartphone offrono la possibilità di estendere la propria conoscenza del reale fornendo input visivi e uditivi che modificano la percezione di eventi, individui, momenti storici e luoghi. Il dispositivo elettronico cambia dunque la percezione del fruitore offrendo nuove concezioni di vita che si propagano «from immediate physicality to extensive projections of the beyond – from local to global possibilities, which deliver a deep sense for contact and connectivity» (LaBelle 2010: 172). In altri termini, nonostante la condizione spaziale dell’individuo, relegato a una realtà locale, l’uso del dispositivo digitale offre possibilità a livello globale, in quanto è in grado di trasportare l’individuo in sconfinati luoghi e infiniti spazi. 

Nel caso della comunicazione verbale interpersonale, che sempre più ha luogo all’interno del cyberspazio, i media non solo fungono da strumento di intrattenimento occasionale, ma diventano luogo in cui costruire il proprio spazio relazionale e la personale visione del mondo (Calvani 2012: IX-X). L’uomo ogni giorno viaggia raggiungendo mete vicine e lontane navigando da un luogo all’altro mentalmente, non fisicamente, grazie all’uso di applicazioni o piattaforme che permettono il dialogo con l’altro indipendentemente dalla posizione geografica. I dispositivi mobili diventano quindi strumento di ibridizzazione delle realtà. «I cannot relate myself to one place at one time; my sense of ‘rootedness’ dissolves into a perpetual nomadism by itinerant sonic interaction with semi-known and/or unknown places and pseudo-locales perceived in the mind», spiega Chattopadhyay sottolineando l’impossibilità tipica del ventunesimo secolo di considerarsi completamente in un qui e ora slegato dalle realtà digitali (2014: 133).

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