Space caring

Space caring – Energie per abitare di Marco Monari

Vivere bene, in un luogo purificato dalle energie negative. È possibile? Forse. Questo saggio vi racconta quali siano le tradizioni e i saperi che nei secoli hanno affrontato questo problema.

In un clima di incertezza e di emergenza mondiale (politica, climatologica, energetica), col civilizzato pianeta Terra recentemente messo in ginocchio da forme di vita elementari, fuori e dentro le mura domestiche non è più sufficiente fare ordine, pulizia, e mettere gli impianti a norma per assicurarci un ambiente di vita sano. Certo, l’idraulico e l’elettricista sono una garanzia di sicurezza, ma ci sono energie che non si vedono, non si toccano e sono difficili da governare. Soprattutto in momenti come questi.

Nel nostro qui-e-ora, costretti come siamo stati a rivalutare i nostri spazi domestici e a reinterpretarli al meglio come autentici spazi di vita, di lavoro e di socializzazione, nulla è meglio di un protocollo sciamanico che tenga conto di un’unica, innegabile esigenza: quella della custodia, dell’accudimento, dell’accurata manutenzione olistica (caring) dei nostri spazi vitali. Spazi di vita, di lavoro, di relax.

Su quali basi scientifiche si reggono le intuizioni e le raccomandazioni qui esposte?

Su nessuna, o quasi. Si basano piuttosto su una rete diffusa di consuetudini, tradizioni e saperi che hanno viaggiato nel tempo da est a ovest (e viceversa) parallelamente alla scienza, a volte intersecandosi con essa, ma su binari diversi. L’architettura, la magia, la medicina, la geologia, l’ecologia, la psicologia – come hanno dimostrato molti studiosi che ci hanno preceduti –  hanno punti di contatto insospettati, ed è su questi punti che condurremo la nostra indagine alla scoperta di tecniche efficaci grazie alle quali, pur contravvenendo alle logiche convenzionali, e senza rinunciare a un sano scetticismo, potremo risolvere alcuni problemi della vita domestica quotidiana. Facendo ordine e pulizia anche dentro di noi.

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Space caring – Energie per abitare:

Capitolo 1
Oltre il decluttering

Una doverosa premessa

Tra i libri dedicati alla pulizia, al riordino e al riequilibrio della casa c’è solo l’imbarazzo della scelta Perché aggiungerne uno nuovo? Ogni giorno nascono nuove tecniche e nuovi strumenti, e di sicuro non si sente il bisogno di ripetere nuovamente che ogni cosa va messa al suo posto o che occorre fare un periodico riordino (o decluttering, o washing up) della casa, dell’ufficio e delle proprie abitudini… Quello che serve, obiettivamente, è fare ordine non tanto in casa quanto tra le definizioni, spesso sovrapposte e imprecise, e proporre un cambiamento di prospettiva che ridefinisca in senso profondo i nostri rapporti con gli spazi in cui abitiamo o lavoriamo.

Vedremo quindi le due principali tipologie di pulizia degli ambienti – clutter clearing (o decluttering) e space clearing – e ne introdurremo una terza, che chiameremo space caring in quanto significherà passare da una mentalità di pulizia e sgombero (clearing) basata sul pronto intervento a una mentalità di cura (caring) che sollecita una consuetudine di manutenzione e buon uso dell’ambiente di vita e di lavoro; un custodire, insomma, ecologico (da oikos = casa), applicato all’ambiente.

Cominciamo con il dire che, per quanto le due tecniche siano collegate fra loro e si possano certamente coniugare, c’è una sostanziale differenza tra clutter clearing e space clearing, una differenza che spesso soprattutto in Italia viene ignorata al punto che i due termini sono stati spesso usati come sinonimi (un esempio estremo è dato dalla traduzione del titolo del libro di Lillian Too: nell’originale è decluttering e nella traduzione space clearing). In realtà le due pratiche hanno modalità e obiettivi diversi, per quanto compatibili fra loro. Il clutter clearing comprende infatti la pulizia della casa dallo sporco e dal disordine, e cerca di eliminare il più possibile i ristagni di polvere, indumenti che non si portano più, fotografie che ricordano un passato doloroso, accumuli di riviste o libri al di fuori degli spazi designati. Fare clutter clearing significa certamente fare un primo passo verso una pulizia dell’ambiente che preveda anche le energie sottili, ma diciamo che finisce laddove lo space clearing inizia. Parlo naturalmente di una casa arredata e vissuta, in caso contrario si procede allo space clearing senza bisogno del clutter clearing.

Lo space clearing si occupa delle cosiddette energie sottili (come vedremo più avanti), quindi agisce a un livello più profondo. Sia il clutter clearing sia lo space clearing vengono effettuati di tanto in tanto, ma quello che invece dovrebbe diventare una sorta di educazione permanente è lo space caring, ovvero un atteggiamento di attenzione, cura e rispetto ecologico per il luogo. Il gioco di parole fra clearing e caring ci permette di ottenere con la sola sottrazione di due sole lettere una parola molto importante che è appunto il caring, cioè il prendersi cura. Questo concetto si può applicare allo spazio della casa ma può anche essere esteso al di fuori di essa, nell’ambiente che ci circonda, e arriviamo facilmente al concetto già espresso da Smith e Varzi di metafisica ambientale, su cui ritorneremo, cioè una branca dell’ecologia che riguardi anche le energie sottili.

Crediamo fermamente nell’importanza di dare un’opportunità a quanti si occupano di energie sottili non solo riguardo al benessere della persona ma anche del suo luogo di vita e di lavoro, compresi gli spazi sociali – le piazze, i parchi, i luoghi di culto e di transito – e dell’ambiente in senso lato. Basta vedere la dissennata gestione dell’edilizia, la cementificazione, la deforestazione, la stessa gestione delle aree a rischio sismico o dei siti inquinati, per capire che lo space caring parte dalla casa ma può diventare un modello di cura, custodia e educazione permanente per il benessere globale del pianeta. Ce lo chiedono i tempi in cui viviamo.

Il clutter clearing

Il clutter clearing – letteralmente riordinare o ripulire dal ciarpame – nasce in ambito occidentale e in un periodo di relativo benessere. Senza il superfluo, non esisterebbero né il clutter né il clutter clearing. Riordinare, ripulire, fare spazio sono attività legate alla società dell’opulenza, che è la diretta erede di quell’horror vacui di fine Ottocento che portò le persone abbienti a riempire le abitazioni all’inverosimile: ninnoli, soprammobili, libri, oggetti di ogni genere sembravano ergersi contro la paura del vuoto, del nulla.

Più recentemente, al clutter clearingsi sono affiancate altre tecniche analoghe come quelle del dejunking o del washing up;alcuni autori invece raccomandano di fare ordine liberandosi daspiriti o presenze o energie negative di abitanti precedenti: Stefan Vettori parla di predecessor Chi, mentre Scott Cunningham e David Harrington prediligono gli aspetti magici e rituali. In realtà il clutter clearing consiste soprattutto nel fare ordine e sbarazzarsi di oggetti ingombranti, vecchi e/o superflui. Una buona guida è il best-seller Il magico potere del riordino di Marie Kondo. Si vedano anche gli articoli di Alessandra Calanchi (2009, 2015) e i volumi rispettivamente di Mary Lambert; Walter & Franks(2002, 2005); Jones.  

Molti autori si concentrano sul feng shui o sul vastu, ma in realtà il clutter clearing non ha nulla di orientale, a meno che non riguardi gli «spiriti della casa» (Rossbach) o il «karma» di un edificio (Wong) e in questi casi entriamo più propriamente nell’ambito dello space clearing. In realtà il clutter clearing si occupa prevalentemente di analizzare gli effetti negativi degli ammassi disordinati e quelli positivi di una buona circolazione dell’aria; ancora, l’allontanamento di oggetti che ci diano sofferenza o disagio, la gestione dei rifiuti, l’eliminazione di cianfrusaglie e oggetti inutili. Negli ultimi anni sono uscite molte pubblicazioni che danno consigli su come organizzare i propri spazi, ma spesso la fonte del disagio non è il disordine in sé: al contrario questo è semmai un sintomo, e non la causa, di un malessere esistenziale, una nuova forma moderna dell’horror vacui vittoriano. Il nostro orrore non riguarda ormai solo lo spazio ma anche il tempo, così come il disordine testimonia la nostra fretta, la nostra impossibilità di concederci una pausa, la nostra difficoltà ad accogliere il cambiamento. Eppure quante energie rimangono inespresse, quando non addirittura imprigionate, in una stanza che ci rifiutiamo di svuotare!

Lo space clearing

Perché lo space clearing? In quali contesti si applica? Vedremo più avanti come l’energia dei luoghi o degli oggetti contenuti negli stessi possa incidere sui suoi occupanti. Bene, lo space clearing è una tecnica che ci permette di agire positivamente sull’energia dei luoghi. Vediamo nei dettagli in cosa consiste e in quali contesti è possibile e opportuno applicarla.

In primo luogo, ipotizziamo una pulizia degli ambienti fine a se stessa.

Capita di frequente di entrare in un luogo chiuso e percepire un senso di ristagno, come se fossimo avvolti da una fitta rete impercettibile che condiziona i nostri sensi o le nostre percezioni. In tal caso se ci troviamo in un luogo pubblico o in un ambiente in cui la nostra permanenza è limitata cercheremo di sbrigare velocemente i nostri affari e ci allontaneremo dal posto quanto prima; ma se questo luogo è la nostra casa o il nostro luogo di lavoro o comunque un ambiente in cui dobbiamo soggiornare, è più che opportuno un intervento di pulizia.

Un’altra situazione è quella in cui desideriamo avere un ambiente in cui soggiornare per meditare, pregare, studiare, poterci concentrare sulla nostra attività preferita e ricevere un riflesso piacevole di energia. In breve, per godere di un proficuo scambio di sensazioni con l’ambiente che ci invita alla permanenza. Con una pulizia energetica di questo spazio avremo una sensazione di comfort e la permanenza nello stesso sarà molto più favorevole.

Ipotizziamo ora di voler effettuare un’azione successiva al clutter clearing.

In precedenza abbiamo descritto gli effetti, non certo positivi, che può avere la conservazione di oggetti inutili o che ci creano disagio ma da cui comunque non vogliamo separarci, nelle nostre abitazioni o nei luoghi in cui soggiorniamo o lavoriamo. In questo caso, appena avremo deciso di liberarci di tutte quelle cianfrusaglie che ingombrano l’ambiente e che spesso provocano un ristagno di energia che incide negativamente su di noi creando un disagio a volte appena percettibile ma difficile da sradicare, è consigliato fare pulizia con un intervento di space clearing.

Ancora, potremmo decidere di eseguire un’azione preparatoria all’applicazione di principi del feng shui[1] o simili.

Per ricreare un’armonia o il giusto equilibrio in un ambiente può essere necessario intervenire su più aspetti dello stesso e con una serie di interventi; come si diceva in precedenza, la prima operazione dopo una valutazione energetica è quella di disfarsi di ciò che non serve o crea disagio. Ebbene, prima di operare sull’ambiente seguendo i principi del feng shui (o di discipline analoghe come il vastu) è consigliabile effettuare uno space clearing.

La pulizia energetica degli spazi assume, in questa occasione, la funzione di intervenire sull’ambiente come fase preparatoria a un ulteriore riequilibrio energetico.

In altri casi, dovremo affrontare una pulizia in un’abitazione o in un luogo di lavoro in cui si sta per traslocare.

Se, come vedremo più avanti, gli oggetti possono trattenere e/o trasferire in ambiente l’energia di chi li ha creati, realizzati, maneggiati o regalati, proviamo a immaginare cosa può accadere se in un ambiente permangono oggetti caratterizzati da una particolare energia negativa o persone costantemente arrabbiate o incattivite. Ciò che possono rilasciare nell’ambiente si viene a interfacciare con noi una volta che ci insediamo in quell’ambiente.

Chiunque, con un opportuno addestramento, può affinare le proprie capacità percettive in modo da avere un riscontro nel contatto con ambienti, oggetti, persone. Ciò implica però il superamento della barriera del tangibile, ovvero di ciò che si può misurare, toccare, e concretizzare: in poche parole, ciò che ci viene trasmesso in un edificio dalle sue strutture e dagli oggetti che vi si sono accumulati nel tempo non appartiene propriamente al campo fenomenologico così come viene tradizionalmente inteso. Tanto che diventerà possibile, addirittura, misurare «l’anima delle cose» (Zepponi).

Potrà capitare, poi, di trovarci in un ambiente per così dire contaminato, che con un lento rilascio di negatività potrà influire negativamente sul nostro umore, sulle nostre scelte, sulla nostra salute. Ecco allora che effettuare lo space clearing sarà utile a neutralizzare la negatività e riequilibrare l’ambiente rendendolo più adatto alla nostra personalità.

Un altro caso ancora riguarda la pulizia nei luoghi di degenza o dove sono presenti persone malate.

Rispetto a quanto affermato in precedenza sulla negatività che le persone possono lasciare nell’ambiente, a maggior ragione immaginiamo l’energia negativa proveniente dalla sofferenza causata dal dolore e dalla malattia che è propria dei luoghi di cura o dove sono presenti persone malate o sofferenti. Prendiamo ad esempio i luoghi di cura; anche se il ricambio dell’aria e la pulizia vengono effettuati più volte nel corso della giornata, la tipologia delle persone ricoverate fa si che la loro energia, permanendo nei locali, non sia favorevole a tutti coloro che li frequentano. Un discorso analogo si può fare per le case di riposo o le strutture che ospitano i pazienti lungodegenti.

Vediamo ora il caso dei luoghi in cui i conflitti sono all’ordine del giorno o ancora peggio assai frequenti nella stessa giornata. Appartengono a questa tipologia di spazi sia molte residenze domestiche sia molte attività commerciali. In queste ultime, per esempio, la clientela può non essere soddisfatta dei prodotti venduti o dei servizi offerti. Alcuni momenti d’ira possono trovare sfogo nell’arco di pochi istanti investendo direttamente il personale addetto e indirettamente chi è nel locale o vi accede successivamente. Personalmente, non ho mai assistito a tanti scoppi d’ira come nei centri di telefonia mobile e negli uffici pubblici. La frustrazione rispetto a un piano tariffario che non ci convince, la necessità di fare la coda, la rabbia per essere scavalcati dal solito furbo che vuole passarci davanti, il moto d’impazienza verso l’anziano… sono tutte situazioni che tutti conosciamo bene e che non lasciano una buona impronta nell’ambiente.

Mentre per i luoghi indicati in precedenza la negatività di un conflitto è portata soprattutto dai clienti insoddisfatti, vi sono casi che richiedono una pulizia nei luoghi di lavoro soprattutto quando vi sono persone ostili, o arrivano nuovi colleghi. Sono casi in cui si parla di disagi – quando non di vero clima di tensione – sul proprio luogo di lavoro o tra il personale. Non parlo di situazioni legate a momenti di difficoltà aziendali ma di veri e propri attacchi psichici compiuti da alcune persone a danno di altre, azioni subdole e nocive che disturbano il sistema di rapporti tra colleghi. Una volta mi sono dovuto occupare di una situazione di questo genere: un individuo non solo aveva convinto un suo collega a uno scontro, perdente in partenza con l’alta dirigenza aziendale e lo aveva consigliato provocando il suo allontanamento dal luogo di lavoro per evidenti disturbi caratteriali (che mai aveva dimostrato in precedenza), ma si accingeva a sferrare un attacco psichico nei confronti di un secondo collega, anch’egli, come il precedente, facilmente influenzabile, che fino a quel momento era ben inserito nell’ambiente di lavoro e in linea con le politiche aziendali. Casi come questi sono difficili da gestire perché, mancando prove tangibili, non si può ricorrere a vie legali, chiedere l’assistenza sindacale o contare sulla comprensione della dirigenza; lo spazio di manovra è esiguo e bisogna agire con delicatezza e fermezza, senza provocare ulteriori danni. In questo caso la pulizia dell’ambiente non è stata certamente l’unica risposta, ma ha dato un grosso contributo alla risoluzione del problema. In ultimo, l’arrivo di nuove persone e il loro inserimento in ambienti precedentemente utilizzati da altri può influire sullo svolgimento della loro attività. Anche in questo caso un’azione di space clearing è opportuna e sicuramente influisce positivamente sul loro operato e soprattutto migliora il loro inserimento nell’ambiente lavorativo.

Un altro punto importante riguarda la pulizia nei luoghi in cui si siano verificate situazioni cruente, di lutto, o comunque fortemente negative.

Gigi Capriolo, nel suo testo dedicato allo space clearing, ci informa che in alcune zone degli Stati Uniti è necessario, all’atto della compravendita di un immobile, indicare se in qualche locale dell’edificio siano avvenuti fatti cruenti che hanno portato alla morte di uno o più esseri umani. Sebbene questo non avvenga nel nostro Paese, consigliamo caldamente i lettori di informarsi sempre sui precedenti occupanti di un appartamento o di una casa in cui intendono trasferirsi, così come sulla storia e sulla toponomastica dei luoghi. È evidente infatti che laddove si siano verificate situazioni cruente, di lutto, o comunque fortemente negative l’energia del luogo stesso ne conserverà memoria.

Inoltre, anche se tendiamo a ricordare solo i delitti di cui ci informa quotidianamente la cronaca nera, di fatto i dissapori famigliari e i rapporti degradati di certi luoghi di lavoro lasciano il segno nei luoghi stessi. Per non parlare degli ambienti di lavoro in cui avvengono infortuni e/o decessi. Ricordiamo che dati INAIL ci informano del triste primato, per un paese industrializzato come il nostro, di circa tre morti al giorno a causa del mancato rispetto delle norme di sicurezza. Sono morti per lo più cruente e inaspettate da parte di chi le patisce e ciò fa sì che la loro disperazione permanga e influenzi l’ambiente.

Cito a titolo di esempio (non faremo il nome della città a cui mi riferisco né al nome dell’attività in oggetto) la realizzazione un centro commerciale all’interno di una struttura di una vecchia fabbrica, che fu mantenuta intatta nella sua struttura in quanto sussistevano vincoli quale monumento storico della civiltà industriale. Chi ne curò la realizzazione, anni fa, fece un ottimo lavoro da un punto di vista architettonico, ma tralasciò completamente la pulizia esoterica.  All’inizio le attività commerciali prosperavano e c’era sempre un gran flusso di persone; ma io non ero convinto che tutta questa energia nuova sarebbe stata sufficiente a compensare le forti energie negative del luogo, dove fino a tutti gli anni ’70 del Novecento venivano prodotti macchinari per la lavorazione del metallo in condizioni molto dure per gli operai, con anche molti casi di decessi. Ogni volta che ci si passava davanti in automobile, si percepiva un disagio storico, antico, che non accennava a diminuire e ci si meravigliava di vedere tante belle vetrine illuminate. Quando poi si varcava la soglia dell’edificio si percepiva un senso di costrizione, un desiderio di fare in fretta per uscire di nuovo in strada.

Finalmente – purtroppo – i fatti ci stanno dando ragione. A pochi anni dall’inaugurazione, i negozi stanno chiudendo uno dopo l’altro. Tutte le attività commerciali vanno male, compresi una banca e un supermercato di una famosa catena di vendita; e gli altri esercizi non richiamano sufficiente clientela per rimanere aperti pur essendo ubicato in una zona cittadina ad alta densità abitativa. Teniamo a precisare che non si tratta della crisi economica a cui sarebbe più facile dare la colpa: tutti gli altri centri commerciali della stessa città, costruiti ex novo, non hanno un turn-over di attività al loro interno così frequente e anzi tendono a svilupparsi anziché a chiudere. L’unico altro caso analogo – ancora peggiore in quanto l’intero centro è stato chiuso definitivamente – riguarda un altro centro commerciale costruito su un’esistente attività lavorativa (in questo caso, una concessionaria di automobili, dunque di nuovo il rimando alle condizioni gravose degli operai in fabbrica viene spontaneo).

A volte lo space clearing può essere utilizzato per coadiuvare altre terapie che si servono di e si interfacciano con le energie sottili. L’operatore (naturopata, terapeuta o chiunque si disponga a questa pratica) deve pulire l’ambiente in cui vive il proprio assistito per farlo vivere in un ambiente energeticamente migliore.


[1] Per approfondimenti sul feng shui si rimanda ai testi di Meyer e Sator; Rossbach; Sator; Too; Casasola. Sul vastu si rimanda a Ros.

Questa è la fine dell’anteprima gratuita. 

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