For the cultivation of the mind – Il racconto di un Grand Tour immaginario

  • For the cultivation of the mind – Il racconto di un Grand Tour immaginario
  • di Elena Frasca
    Il Grand Tour, un viaggio di formazione che possono compiere anche le donne?

    • Titolo: For the cultivation of the mind – Il racconto di un Grand Tour immaginario
    • Autore: Elena Frasca
    • Lingua: Italiano
    • Formati: kindle (in Italiano), kindle (in English), copertina flessibile, back cover (in English)
    • Editore: Oakmond Publishing (2022)
    • Generi: Saggistica

    Nell’Europa di Sette e Ottocento, attraversata da fermenti innovatori e scosse rivoluzionarie, dilaga inarrestabile il fenomeno del Grand Tour, il viaggio di formazione, un’esperienza che prescinde dal mero intento di istruire il giovane rampollo di buona famiglia, ma che piuttosto assume i contorni netti di un percorso individuale dai tratti quasi catartici.

    Il mouvement, prerogativa essenzialmente riservata agli uomini, conta tuttavia anche qualche, significativa, presenza femminile.

    Paradossalmente, sarà proprio una donna non viaggiatrice ad accompagnarci lungo le numerose tappe di un tour europeo intenso e carico di suggestioni, raccontato in un diario di viaggio che assume i contorni di un romanzo storico tout court, tra avventure e qualche peripezia, ma con sullo sfondo l’Europa di quegli anni cruciali, della quale vengono dettagliati i contorni sociali e storici e, talvolta, anche quelli politici. Un esperimento letterario, questo di Priscilla Wakefield, confortato da chi realmente visse e raccontò luoghi, persone, esperienze di vita.


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    For the cultivation of the mind
    Il racconto di un Grand Tour immaginario:

    Premessa

    Quando, nel 1802, Priscilla Wakefield pubblica la prima edizione[1] del suo libro intitolato The Juvenile Travellers; Containing the Remarks of a Family During a Tour Through the Principal States and Kingdoms of Europe, with an Account of their Inhabitants, Natural Productions, and Curiosities[2], l’Inghilterra sottoscrive ad Amiens lo scioglimento della seconda coalizione, che porta a una tregua con la Francia di Napoleone, primo console ancora per poco.

    In un’Europa scossa dai fragori rivoluzionari, e che si prepara a rivedere fragili equilibri e a sperimentare forme politiche innovate, imperversa ancora il Grand Tour, il viaggio di formazione, un’esperienza al contempo iniziatica e dai tratti purificatori. Il giro europeo rappresenta, in piena epoca moderna, l’appendice urgente e imprescindibile del percorso formativo di tanti membri delle classi sociali più elevate, pronti ad affacciarsi nella buona società e nel complesso e variegato mondo delle istituzioni.

    Il viaggio, secondo l’aforisma baconiano[3], costituisce il coronamento del ciclo educativo per i giovani, e il compimento della parabola esperienziale per gli adulti, un cammino costellato di incontri e di contemplazioni di luoghi diversi, un humus fertile per rinforzare doti di analisi e di intraprendenza, un’opportunità di testare sul campo quanto studiato sui libri, di ampliare la conoscenza di lingue straniere, di leggi, di usanze differenti, di forme trasversali di economia e di governo.

    «Il fenomeno del Grand Tour[4], è stato, ed è ancora, una sorta di grande prisma nel quale si rifrangono numerose particelle di immagini attraverso le quali è possibile vedere il riflesso di una società del passato che entra in contatto con molteplici altre realtà territoriali. Tutto questo ha dato il via a un naturale processo di dialogo tra culture differenti che, benché presumibilmente all’epoca non se ne avesse piena coscienza, certamente oggi può essere ascritto tra le righe dell’“albero genealogico” di quello che si usa chiamare “fenomeno interculturale”»[5].

    Il viaggiatore “tipo”, in realtà, presenta tratti e sfumature estremamente variegati. Caustico il ritratto che ne fa Lawrence Sterne[6]: «scioperati, curiosi, bugiardi, felloni, ipocondriaci, sciagurati, orgogliosi, innocenti, sentimentali», tutti spesso improvvisati scrittori e avventurieri a cui si deve la cospicua massa di osservazioni, relazioni, diari e guide costituenti la cosiddetta letteratura di viaggio che raggiunge il culmine nel Settecento.

    L’Europa, dunque, particolarmente nei secoli XVIII e XIX, vede il flusso costante e consistente di viaggiatori, solitari o in comitiva, desiderosi di spostarsi e di conoscere, di esplorare orizzonti diversi e di ampliare le proprie conoscenze. Tante le mete stabilite nel corso del tour; l’Italia rimane certamente il suggello prediletto e ideale del viaggio formativo, e questa onda umana in movimento conta anche la presenza di alcune donne.

    In realtà, a fronte del numero elevato di viaggiatori uomini, le viaggiatrici rappresentano fuori di dubbio una minoranza.

    Eppure, sarà proprio una donna “non viaggiatrice” ad accompagnarci lungo le numerose tappe di un tour europeo denso e stimolante, ricco di avvenimenti e di incontri, raccontato in un diario di viaggio insolito, un libro che sembra ascriversi entro l’alveo del romanzo storico tout court, nella sua fase acerba, con il racconto delle vicende di una normale famiglia inglese della buona società che conduce l’usuale giro europeo, tra avventure e qualche peripezia, ma con sullo sfondo l’Europa di quegli anni significativi, della quale vengono dettagliati i contorni sociali e storici e, talvolta, anche quelli politici. Un esperimento letterario, questo di Priscilla Wakefield, confortato da chi realmente visse e raccontò luoghi, persone, esperienze di vita.


    [1] La fatica letteraria della Wakefield – edita a Londra per i tipi di Darton and Harvey – vide la ristampa di ben 19 edizioni.

    [2] In questo lavoro è stata utilizzata la prima edizione del libro.

    [3] F. Bacon, Of travel, inEssays or counsels civil & moral, London, Collins’ clear-type press, 1900.

    [4] La bibliografia sul Grand Tour è particolarmente vasta. Tra i numerosi testi di riferimento cfr.: G.P. Brizzi, La pratica del viaggio d’istruzione in Italia nel Sei-Settecento, «Annali dell’Istituto Storico italo-germanico in Trento», II (1976), pp. 203-291; V.I. Comparato, Viaggiatori inglesi in Italia tra Sei e Settecento: la formazione di un modello interpretativo, in «Quaderni storici», vol. 14, 42, III (1979) pp. 850-866; S. Pasotti, Grand Tour, Milano, Mondadori Electa, 1982; M.E. D’Agostini, La letteratura di viaggio. Storie e prospettive di un genere letterario, Milano, Guerini, 1987; M.G. Torri, Grand Tour: Italian Geo-Romantic, Milano, Fabbri, 1988; D. Astengo, In carrozza verso l’Italia. Appunti su viaggi e  viaggiatori fra Sette e Ottocento,Savona, Comitato colombiano savonese, 1992; C. Knigh, Sulle orme del Grand Tour: uomini, luoghi, società del regno di Napoli,Napoli, Electa, 1995; A. Brilli, Quando viaggiare era un’arte. Il romanzo del Grand Tour, Bologna, il Mulino, 1995; A. Wilton, I. Bignamini (a cura di), Grand Tour: il fascino dell’Italia nel 18° secolo,Milano, Skira, 1997; C. Chard, Pleasure and guilt on the Grand Tour: travel writing and imaginative geography 1600-1830,Manchester, Manchester university press, 1999; C. Horrnsby, The impact of  Italy: the Grand Tour and beyond,London, The British School at Rome, 2000; C. De Seta, Grand Tour: viaggi narrati e dipinti, Napoli, Electa, 2001; Id., L’Italia nello specchio del Grand Tour, Milano, Rizzoli, 2014.

    [5] E. Frasca, Il Grand Tour. Un laboratorio di intercultura, in G.J. Kaczynski (a cura di), Il paesaggio multiculturale. Immigrazione, contatto culturale e società locale, Milano, FrancoAngeli, 2008, pp. 179-180.

    [6] L. Sterne, The Works of Laurence Sterne,Londra,Henry  G. Bohn, 1851.

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