Il labirinto spagnolo

 

 

 

 

 

 

Alessio Piras

Il labirinto spagnolo

Max Aub, Ernest Hemingway, André Malraux e la Guerra Civile Spagnola

La guerra che ha devastato la penisola iberica tra il 1936 e il 1939 ha rappresentato il primo capitolo di un conflitto più ampio, che ha dissanguato e ferito il continente europeo fino al 1945. La guerra di Spagna è stata una guerra mediatica, in cui centinaia di scrittori e intellettuali provenienti da tutto il mondo si sono impegnati in prima fila, lasciando in eredità un pesante bagaglio di diari, romanzi e poesie che costituiscono uno dei più importanti corpus di memoria storica su un avvenimento del XX secolo, secondo solo, forse, alla letteratura sui lager nazisti. Eppure, lo studio comparato della letteratura sulla guerra civile spagnola è stato solo abbozzato in pochi, sparuti, saggi, la maggior parte dei quali risalenti a qualche decennio fa.

Il labirinto spagnolo. Max Aub, Ernest Hemingway, André Malraux e la Guerra Civile Spagnola, è un lavoro scientifico teso a recuperare quel filone della letteratura comparata per riportarlo ai temi attuali. Si tratta, come è noto, di un conflitto le cui ferite non sono mai state del tutto rimarginate, un conflitto che ha dato origine a una crisi migratoria di quasi mezzo milione di persone e che rimane un monito che la Storia ci obbliga a considerare quando cerchiamo di capire il nostro tempo.

 

Prefazione di Manuel Aznar Soler[1]

Il presente libro, intitolato Il labirinto spagnolo. Max Aub, Ernest Hemingway, André Malraux e la Guerra Civile Spagnola, costituisce un valido contributo allo studio comparato delle opere ispirate dalla guerra di Spagna. In effetti, nell’esteso corpus della letteratura sul conflitto iberico, l’autore ha ben scelto tre scrittori rilevanti e tre opere di qualità: El laberinto mágico di Max Aub, For Whom the Bell Tolls di Ernest Hemingway e L’Espoir di André Malraux.

La traiettoria di questo giovane ispanista italiano è già abbastanza lunga, a partire dalla sua tesi di dottorato, intitolata Dentro e fuori il labirinto: la Guerra Civile Spagnola in Max Aub, Ernest Hemingway, André Malraux e supervisionata tra il 2011 e il 2014 dalle professoresse Giulia Poggi e Silvia Monti nell’Università di Pisa. Non bisogna dimenticare, poi, la recente edizione degli scritti di Francisco Ayala (2018), per non parlare dei suoi interventi in diversi Convegni internazionali (per esempio, nel 2014 all’Università Autonoma di Barcellona), della partecipazione a libri collettivi (2013 e 2015) e le sue numerose pubblicazioni sull’autore del Laberinto Mágico in riviste specializzate come Laberintos (2016), Forma (2016) e, soprattutto, El Correo de Euclides, annuario scientifico della Fondazione Max Aub (2014, 2015, 2016, 2017), tutti traguardi che dimostrano la sua notevole maturità scientifica.

La sua solida formazione filologica e la conoscenza di diverse lingue (castigliano, francese, inglese e italiano per quanto riguarda il presente libro) fanno di lui un ricercatore qualificato per affrontare uno studio di letteratura comparata, come dimostra lo stesso Alessio Piras nelle citazioni in castigliano della narrativa di Max Aub, in francese del romanzo di Malraux e in inglese di quello di Hemingway.

È un atto di giustizia risaltare l’esaustiva conoscenza che dimostra l’autore sia della bibliografia primaria dei tre scrittori che sono oggetto dello studio, sia di quella secondaria, delle principali monografie e articoli sulle opere che costituiscono il materiale letterario della sua analisi. Questa caratteristica si riflette anzitutto nel capitolo dedicato a Max Aub. Le citazioni dei romanzi del Laberinto, tanto frequenti come opportune, e delle narrazioni a esso vincolate – ovvero i romanzi il cui titolo inizia sempre con la parola Campo e i racconti che per convenzione chiamiamo Campitos – evidenziano la profonda conoscenza dell’opera di Max Aub, senza ombra di dubbio uno dei grandi autori dell’esilio repubblicano spagnolo del 1939, ormai integrato nel canone della letteratura spagnola del XX secolo.

Dopo una chiarificatrice Introduzione, il libro si struttura in cinque capitoli e una Conclusione finale. Nell’introduzione, l’autore ben spiega con chiarezza gli obiettivi e la metodologia del suo lavoro, la sua volontà di intendere la letteratura come fonte di conoscenza e comprensione dei processi storici. Riassume, poi, con rigore lo stato dell’arte degli studi sul Laberinto aubiano, dai pionieri lavori di Ignacio Soldevila Durante fino ai più recenti di Mari Paz Balibrea o Javier Sánchez Zapatero, come si può anche constatare nella bibliografia finale.

Condivido l’interpretazione di Alessio Piras contenuta nel capitolo 1 (L’ultimo conflitto ideologico) sulla guerra di Spagna come guerra internazionale, giacché la sconfitta repubblicana fu determinata in buona parte dall’intervento delle forze militari del fascismo italiano di Mussolini e del nazismo tedesco di Hitler in appoggio a Franco, di fronte alla politica di non intervento delle democrazie borghesi occidentali, con riferimento particolare a Francia e Regno Unito. Per questo mi sorprende che nel titolo si parli di Guerra Civile Spagnola, quando la guerra di Spagna fu molto di più che una semplice guerra civile: fu il prologo di una Seconda Guerra Mondiale tra fascismo e democrazia. Gli eroici volontari che da tutto il mondo si arruolarono nelle Brigate Internazionali, la presenza di numerosi corrispondenti stranieri come Hemingway o l’intervento di molte delegazioni internazionali nel Secondo Congresso Internazionale degli Scrittori per la Difesa della Cultura (Valencia-Madrid-Barcellona-Parigi, luglio del 1937), in cui Malraux fu uno degli scrittori più rilevanti e in cui Max Aub partecipò come delegato culturale dell’Ambasciata repubblicana a Parigi, riflettono che la guerra di Spagna non fu una guerra estranea e distante per quasi nessuno in quel contesto storico. Da questo punto di vista, sono di lettura obbligatoria i libri di Niall Binns, autore che Piras cita come indiscussa autorità scientifica sull’argomento.

Il secondo capitolo (El laberinto màagico di Max Aub) è il più esteso e, senza dubbio, il più interessante. Piras sostiene, con ragione, che ai sei Campos si dovrebbe sommare anche La gallina ciega. Diario español, che «potrebbe essere considerato il settimo romanzo del ciclo». Nelle pagine di questo capitolo, grazie alla impressionante conoscenza della bibliografia sullo scrittore esiliato, dagli studi di Javier Lluch a quelli di Sebastiaan Faber, dal quaderno di Ferrís alle pagine blu di Campo de los almendros, oltre a esaltare la tecnica narrativa impiegata da Max Aub (polifonia di voci, uso sia del dialogo che del monologo interiore), Alessio Piras realizza uno studio dei principali personaggi di questo ciclo narrativo, sia maschili (Vicente Dalmases, Julián Templado, Paulino Cuartero, Rivadavia, Riquelme, Jesús Herrera) che femminili (Asunción Meliá, Teresa Guerrero, Lola Cifuentes, Rosario, Pilar Nuñez de Cuartero).

Una menzione speciale la merita il personaggio di Willy Hope in Campo de sangre, giornalista nord americano che è la «trasposizione letteraria di Ernest Hemingway» e che riapparirà nella narrativa aubiana nel romanzo La calle de Valverde. Willy Hope è accompagnato nella finzione da Gorov, un giornalista russo che è la chiave letteraria dello scrittore sovietico Mijail Koltsov: secondo la tipologia del personaggio stabilita da Javier Lluch (2010), entrambi sarebbero personaggi “deformati”.

Nella moltitudinaria galleria di personaggi che abitano El laberinto mágico Aub riesce a rendere compatibili il protagonismo individuale dei caratteri citati poco fa con il protagonismo del personaggio corale, del personaggio collettivo. E, in questo senso, non ci sono dubbi sul fatto che, attraverso Jacinto Bonifaz e i barbieri madrileni riuniti nel Teatro della Zarzuela per organizzare la difesa della città, lo scrittore realizza un emozionante omaggio ai miliziani anonimi che la storia tende a dimenticare.

Il terzo capitolo (For Whom the Bell Tolls di Ernest Hemingway) è dedicato allo scrittore nord americano, corrispondente della North American Newspaper Alliance (NANA) durante la guerra di Spagna. Tra andate e ritorni da Madrid a New York, Hemingway visitò Barcellona nella primavera del 1938, anno in cui Malraux e Aub stavano girando il film Sierra de Teruel nella stessa capitale catalana. Alessio Piras menziona l’opera teatrale intitolata The Fifth Column (1937) e quattro racconti (The Denunciation, The Butterfly and the Tank, Night Before Battle e Under the Ridge) che definisce «importanti perché costituiscono un precedente narrativo» del suo romanzo più famoso.

In senso stretto, in For Whom the Bell Tolls Hemingway racconta la storia d’amore tra il suo protagonista, lo statunitense Robert Jordan, e una ragazza gitana, María, miliziana repubblicana sui monti della sierra del Guadarrama. La narrazione si svolge durante tre giorni e, senza dubbio, dal punto di vista letterario la cosa più interessante è la lingua usata da Hemingway: i personaggi gitani e gli spagnoli parlano un inglese arcaico, con castiglianismi nella prosa inglese e lo scrittore si serve di un lessico popolare e volgare nei dialoghi tra i personaggi. Il protagonismo del personaggio di Pilar, attraverso le sue narrazioni orali, costituisce per l’autore «uno degli aspetti più interessanti del testo», visto che la maggioranza di essi, eccezion fatta per Robert Jordan, sono analfabeti. Così, la tecnica narrativa alterna il dialogo con il monologo interiore del protagonista, il punto di vista di un narratore in terza persona con la narrazione in prima persona di Pilar, che crea una analogia tra la Guerra e la corrida, una delle passioni spagnole di Hemingway, assiduo frequentatore delle feste di San Firmino pamplonesi. Alessio Piras interpreta con ragione che per lo scrittore «la corrida rappresentava una metafora della lotta dell’uomo contro la morte e un modo per esorcizzarla», benché qui «la corrida ritorna come metafora della guerra». Ciononostante, l’autore, che menziona anche l’uso del flashback, senza dimenticare personaggi come Andrés e, ovviamente, Pablo, si concentra sul monologo interiore di Robert Jordan, soprattutto quando racconta la morte di Pilar, e sottolinea l’evoluzione del personaggio, giacché «è l’unico (…) del romanzo che cambia il suo modo di guardare al mondo, il suo carattere, la sua scala assiologica di valori.» Secondo il mio modo di vedere, questo famoso romanzo di Hemingway è stato generalmente sopravalutato e, come afferma giustamente Alessio Piras, «più che un romanzo sulla Guerra Civile si configura come un romanzo, uno dei tanti, di Hemingway sulla Spagna, ambientato durante la Guerra Civile.»

Nel quarto capitolo, «L’Espoir di André Malraux», Piras sostiene che il romanzo francese, pubblicato alla fine del 1937 dal prestigioso editore parigino Gallimard, costituisce, in realtà, un reportage, fino al punto che lo stesso Malraux lo definì un roman-reportage.

La relazione tra André Malraux e Max Aub, traduttore e assistente alla regia dello scrittore francese durante le riprese del film spagnolo Sierra de Teruel, adattamento cinematografico del romanzo L’Espoir, è stata studiata con rigore da Luis Llorens Marzo, Carole Viñals e, soprattutto, Gérard Malgat, benché in questo capitolo l’autore menzioni con frequenza anche Ricardo Marín Ruiz, autore nel 2011 del libro Tres visiones de España durante la guerra civil: L’espoir, Homage to Catalonia y For Whom the Bell Tolls. L’autore afferma che la tecnica narrativa di questo romanzo, poi adattato al cinema, «è molto più vicina al montaggio cinematografico che non alla narrazione letteraria. Inoltre, si tratterebbe di un cinema documentale più che narrativo.» Com’è lecito aspettarsi, dal primo (L’illusion lyrique) all’ultimo capitolo (L’espoir), il romanzo riflette l’esperienza vissuta dallo scrittore francese nella Spagna repubblicana. Tra la conaca e il reportage, Malraux narra nel secondo capitolo della prima parte (Exercise de l’Apocalypse) fatti vissuti in prima persona, come il bombardamento di Toledo. Come molti altri artisti, scrittori e intellettuali, Malraux credette allora che il miglior modo di essere antifascista era di appoggiare la politica militare del Partito Comunista durante la guerra di Spagna, perché, pur senza essere comunista, elogia il valore e la disciplina dei miliziani comunisti, il cui obiettivo era quello di vincere la guerra e rimandare la rivoluzione alla fine della sconfitta del fascismo. Così, il personaggio di Magnin di fronte al comunista Enrique, o quello di García di fronte a Hernández, sono portavoce del pensiero di Malraux: «Secondo García, quindi, è più efficace l’azione organizzata del Partito Comunista che non l’inazione disorganizzata degli anarchici.»

La difesa di Madrid è un’epopea popolare che Malraux esalta nel suo romanzo, in cui ritroviamo una vera galleria di personaggi, sia stranieri (Magnin, principale alter ego dello scrittore) che spagnoli (García, Hernández e Manuel). Attraverso il personaggio di Magnin, aviatore francese che comanda una squadriglia aerea internazionale di cui fanno parte, tra gli altri, Vallado, Gardet, Sembrano e Jaime Alvear, «trasposizione di quella capitanata da Malraux», lo scrittore francese esalta la fraternità come un sentimento di umanità contro la barbarie fascista e contro la morte.

Piras sostiene, con ragione, che Manuel, un intellettuale piccolo borghese idealista che apre e chiude il romanzo, sia una figura chiave de L’Espoir: «Su di lui ricade buona parte della speranza in una vittoria finale, rappresenta una tipologia di comunista molto vicina a quella dello stesso Malraux. Ha una evoluzione parallela a quella di un altro personaggio centrale, Magnin, ma soprattutto parallela all’evoluzione del conflitto.» Dall’ideale libertario dell’anarchismo alla disciplina comunista, dall’individualismo piccolo borghese all’impegno collettivo comunista, questo personaggio è cosciente che «senza il Partito Comunista che infonde disciplina e organizzazione sarebbe impossibile vincere la guerra.»

Il quinto e ultimo capitolo (Uscire dal labirinto: una comparazione) raggiunge l’obiettivo principale di questo libro, quello di essere un esempio di letteratura comparata. In questo modo, a partire dalla constatazione dei loro anni di nascita, Hemingway (1899), Malraux (1901) e Aub (1903), Alessio Piras conclude che l’autore di A Farewell to Arms sia uno scrittore della Prima Guerra Mondiale che vive fuori dal labirinto spagnolo, mentre Malraux è fuori da quello iberico, ma dentro quello europeo ed è senza dubbio Aub che è completamente immerso nel labirinto spagnolo. Piras si serve anche qui degli articoli e dei libri di Malgat, Viñals e Marín citati poco fa, per comparare le tecniche narrative di questi romanzi e arrivare alla conclusione che la tecnica cinematografica è protagonista sia nell’Espoir sia nel Laberinto mágico, con particolare enfasi in Campo francés. Al contrario, Hemingway utilizza risorse narrative tradizionali senza alcuna pretesa di innovazione. Il romanziere nord americano dà protagonismo a un eroe medio, mentre Malraux e Aub sono interessati al personaggio collettivo, soprattutto nel caso dello scrittore esiliato che cerca di riflettere una rappresentazione corale del popolo spagnolo. Secondo Alessio Piras il romanzo di Malrux si situerebbe in una posizione intermedia tra quello di Hemingway ed El laberinto mágico, «che sicuramente è il progetto più complesso e ardito tra quelli considerati in questo lavoro», giudizio che sottoscrivo.

Nelle conclusioni, l’autore riafferma la sua convinzione, dimostrata con rigore nelle pagine di questo libro, del fatto che, in linea con Hayden White, che difende la narratività del discorso storico, questa letteratura possieda un valore storiografico. Queste tre opere narrative si convertono così in letteratura della memoria collettiva che «obbliga i lettori a una riflessione profonda, che illumina le zone d’ombra del momento storico attuale.»

Infine, completa il libro una bibliografia esaustiva e ben strutturata in diverse sezioni (bibliografia primaria degli autori, bibliografia secondaria sugli scrittori, bibliografia sulla guerra di Spanga e l’esilio repubblicano del 1939, bibliografia sulla teoria e la critica letteraria, altri testi, manuali e testi da consultazione, sitografia) che, come già menzionato,  ben riflette la profonda conoscenza dell’autore dell’opera dei tre scrittori studiati.

Concludendo, questo libro di Alessio Piras, nel quale risaltano chiarezza espositiva, rigore documentale e qualità scientifica, costituisce un valido esempio delle potenzialità di un lavoro di letteratura comparata e un valido apporto alla conoscenza di un tema inesauribile come quello della guerra di Spagna.

Bellaterra, febbraio 2019

[1] Manuel Aznar Soler è professore ordinario di Letteratura Spagnola presso l’Università Autonoma di Barcellona e direttore e fondatore del Grupo de Estudios del Exilio Literario (GEXEL) dello stesso ateneo.

 

 

Dettagli prodotto

  • Autore: Alessio Piras
  • Editore: Oakmond Publishing (1 aprile 2019)
  • Lingua: Italiano
  • ISBN paperback: 978-3-96207-154-7
  • ISBN kindle: 978-3-96207-155-4
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