– comincia subito a leggere „Essere o non essere Shakespeare“

Giada Trebeschi

Essere o non essere Shakespeare

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Essere o non essere Shakespeare

Premessa

Non si sentiva il bisogno di un altro libro sul Bardo, direte voi, su Shakespeare è già stato scritto tutto e ancora più di tutto, non ci servono altri saggi, un’altra biografia, altre osservazioni critiche! Certo, il materiale su di lui è immenso e variegato, adorante e plurilingue, e potrei persino essere d’accordo con voi, se non fosse che, al genio, bisogna pur sempre continuare a inchinarsi.

I risultati di menti straordinarie come Leonardo o Picasso, Einstein o Copernico devono, a mio parere, essere costantemente studiati, avvicinati, insegnati, compresi fino in fondo. È l’unico modo che abbiamo per poterci sedere sulle spalle dei giganti del passato sperando, pur nella nostra infinitesima piccolezza, di riuscire a vedere qualche metro più in là di quanto non avessero fatto loro. Per farlo però dobbiamo arrampicarci alle loro altezze, vedere il mondo rispecchiato nei loro occhi, nelle loro opere, e cercare d’intuire fra i diversi frutti della loro arte straordinaria schegge di quel divino di cui, da sempre, cerchiamo prova.

Di nuovo Shakespeare dunque, e il suo teatro ma analizzato dal punto di vista di uno storico di professione. Una ricerca basata su un’idea vecchia e nuova insieme che considera il teatro come il primo vero mass-media della Storia dell’uomo.

È risaputo che, fino a poco più di cento anni fa, la popolazione fosse per la maggior parte analfabeta. Non c’era però alcun bisogno di saper leggere e scrivere per vedere uno spettacolo, per sentire e imparare dalla viva voce degli attori. Il teatro ha dunque un ruolo fondamentale non solo come luogo di semplice intrattenimento ma, soprattutto, come strumento d’insegnamento, di propaganda e persino di polemica nei confronti dell’ordine stabilito. È dunque in quest’ottica che analizzeremo i testi letterari conosciuti anche dal grande pubblico analfabeta elisabettiano, prendendo a esempio alcuni testi shakespeariani nel tentativo di vedere in essi l’immagine riflessa della Storia a conferma dell’interpretazione che dei fatti daremo.

Il tramite di questo studio sarà dunque il palcoscenico con le sue sottigliezze e le sue allegorie poiché il teatro, proprio come l’immagine, ci consente di rappresentare il passato in maniera più vivida, rappresentando un genere di prova storica paragonabile a una testimonianza oculare[1].

Marc Bloch diceva, e non possiamo che concordare con lui, che la storia è la scienza degli uomini nel tempo e che «la diversità delle testimonianze storiche è quasi infinita. Tutto ciò che l’uomo dice o scrive, tutto ciò che costruisce e che tocca, può e deve fornire informazioni su di lui»[2].

Poiché uno storico generalmente usa per le proprie ricerche fonti materiali, cioè oggetti e manufatti, fonti iconografiche o artistiche e fonti documentarie per ricavare gli indizi per una miglior conoscenza del passato[3], aggiungeremo ora a quest’ultime anche la forma più alta di teatro elisabettiano, e cioè quello del Bardo di Stratford-upon-Avon, fra le fonti indispensabili per la nostra ricerca.

È chiaro che, la raccolta delle fonti disponibili sia solitamente compiuta da molti specialisti di settore, come archeologi, storici dell’arte, plaleontologi, paleografi solo per citarne alcuni, e che poi allo storico spetti il compito di mettere insieme tutte le informazioni per ottenere una visione d’insieme quanto più precisa possibile. Il lavoro di chi racconta il passato e, a ben vedere, di chiunque si applichi in studi umanistici, non può essere, infatti, inteso a compartimenti stagni, non avrebbe nessun senso, e non aiuterebbe a vedere il complesso di tutte le tracce che portano alla risoluzione del caso.

Un caso, dicevamo, proprio come se si trattasse di un’indagine di polizia, poiché non è certo fuori luogo paragonare il lavoro di ricerca storica a quello di un investigatore che raccoglie gli indizi come fossero le tessere di un mosaico da ricostruire.

Ma se le immagini dell’arte aiutano «i posteri a sintonizzarsi con la sensibilità collettiva di un’epoca passata»[4], la letteratura racconta qualcosa di più reale e importante di se stessa[5] rivelando il contesto sociale, politico e ideologico percepito dall’autore. L’artista e lo scrittore sono allora fra i più importanti specchi della società in cui vivono e operano e, senza il loro aiuto, non arriveremmo a capire il punto di vista di chi quel passato lo ha vissuto davvero[6].

La prima parte di questo volume è dedicata allo studio trasversale storico e teatrale delle opere ed è divisa in saggi che si occupano di argomenti specifici.

Il teatro come specchio storico della società chiarisce il punto di partenza cui abbiamo già brevemente accennato in questa premessa e siamo certi possa costituire una buona base sulla quale iniziare uno studio superiore più approfondito.

Con L’idea dei due corpi del re e la polemica dogmatico-giuridica nel Richard II prenderemo in esame una diatriba di ordine teologico-giuridico di grandissima impotanza nel periodo in cui Shakespeare scriveva in quanto racconta i dubbi e le difficoltà relative alla legittima successione di Elisabetta Tudor.

Dalla regina vergine si passerà poi alle Donne ai margini, un saggio che affronta il tema, ancora attualissimo, della posizione delle donne di conoscenza, linguacciute e ribelli nella società.

Il saggio Reietti Sociali: il negro e l’ebreo si occupa di quello che la società elisabettiana e non solo quella, pensava di queste due figure liminali, respinte e indesiderate.

Ombre tratta dei chiaroscuri, dei fantasmi, dei personaggi malefici o che appaiono tali, di tutte quelle ombre insomma che si nascondono fra i versi shakespeariani e che sono tratteggiate dal Bardo esattamente come Caravaggio le dipinge sulla tela.

In principio era il fantasy è un saggio inedito che dimostra come tutta la letteratura, per dirla con Borges, dovrebbe essere considerata fantastica. Senza la magia della parola e il fantasy nessuna letteratura, compresa quella teatrale, potrebbe, infatti, esistere.

Abbiamo dunque scientificamente usato il teatro, come fonte storica, ma è una fonte che collocheremo a metà fra la letteratura e l’arte. Difatti, la letteratura teatrale pur essendo una fonte documentaria è molto più mobile e flessibile grazie alla sua peculiare caratteristica di adattabilità alla scena. Allo stesso tempo, è anche una fonte visiva giacché è parola nata per essere ascoltata e vista, non per essere intimamente letta per questo, dulcis in fundo, abbiamo deciso di inserire tre pièces teatrali originali.

Nella prima opera A letto con… Willy! l’intenzione è quella di condurre lo spettatore attraverso piú di una pièce shakespeariana alla volta in un tempo relativamente breve, in una girandola di echi e suggerimenti che, ci auguriamo, spingano fin dalla prima lettura a leggere a voce alta, a recitare, magari a più voci, il testo proposto.

Il secondo dramma La tragedia del re di Scozia, è caratterizzato dalla presenza del fool che non c’è però nell’opera originale. Abbiamo deciso di inserire questo personaggio, perché è quel giullare, quel matto che Shakespeare usa per sbeffeggiare i potenti e la società, senza paura di condannarne le mancanze. Questo personaggio dolce e amaro insieme, crea spesso scompiglio negli animi degli altri personaggi e del pubblico ma non ha il potere di influire sulla trama.

È come se egli osservasse quello che succede in scena commentandolo dall’esterno, come se gli altri personaggi non fossero altro che pesci in un acquario; pesci che lui, a volte, ha il permesso di sfiorare ma che normalmente preferisce sbeffeggiare. Il matto, il servo, ridicolo e clown che corrompe le parole, che usa la velocità d’ingegno per raccontare la verità, un privilegiato che, nascosto dietro a una finta pazzia, può azzardarsi a dire qualunque cosa.

Il fool, dunque, proprio per le caratteristiche appena descritte ci accompagnerà alla presenza di Macbeth. Come abbiamo già sottolineato, nella tragedia originale non appare nessun giullare ma l’idea della pièce La tragedia del re di Scozia nasce proprio dalla volontà di provare a mettere in scena un Macbeth raccontato non solo da se stesso ma anche da una voce esterna, la voce di un narratore onniscente che ne scandisca la discesa agli inferi. In fondo non nasce forse il fool dal buffone di derivazione popolare, dallo Zanni della commedia dell’arte, dai Vices (i Vizi) dei Morality Plays medioevali? E dove andare a cercare i Vices se non nella bocca del Leviatano?

Ma se il fool è paragonato a un folletto maligno, come per sua stessa ammissione lo anche è Puck, il giullare di Oberon in Sogno di una notte di mezz’estate, non dovrebbe esserlo allora anche Iago che addirittura ci confessa d’aver concepito un piano che solo l’inferno e la notte porteranno alla luce? E dunque non poteva che essere Iago il personaggio principale della riscrittura per il teatro-danza Iago. O della gelosia.

In quest’ultima pièce, tutto l’Otello gira attorno al punto di vista di Iago che non esce praticamente mai di scena e che si avvale non solo delle parole ma anche dei movimenti per spingersi fino alla danza di morte finale che lo vedrà ballare sulle sue vittime. La musica per le danze e le pantomime è, per ovvi motivi, il tango.

Che altro aggiungere?

 

Buona lettura!

[1] Cfr., P. Burke, Testimoni Oculari. Il significato storico delle immagini, Carocci, 2002, p.37.

[2] M. Bloch, Apologia della Storia, Einaudi, Torino 1950, pp.70-71.

[3] Paul Kirn, Einführung in die Geschichtswissenschaft., De Gruyter, Berlino 1968.

[4] Cfr., P. Burke, op. cit., p.37.

[5] Cfr., Christopher Pye, The Regal Phantasm, Routledge, London and New York 1990, p.7.

[6] Cfr., P. Burke, op. cit., p.217.

 

INDICE

L’abbinamento

Premessa

Introduzione di Elena Frasca - Università di Catania -

I Il teatro come specchio storico della società

II L’idea dei due corpi del re e la polemica dogmatico-giuridica nel Richard II di Shakespeare

III Donne ai margini

IV Reietti sociali: il negro e l’ebreo

V Ombre

VI In principio era il fantasy

COPIONI

A letto con… Willy!

La tragedia del re di Scozia

Iago o della gelosia

Biografie

Dettagli prodotto


Formato Libro

  • Copertina flessibile: 184 pagine
  • Editore: Oakmond Publishing (19 giugno 2017)
  • Lingua: Italiano
  • ISBN paper: 978-3-96207-005-2
  • ISBN e-book: 978-3-96207-006-9
  • Peso di spedizione: 200 g
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Formato Kindle

  • Dimensioni file: 1228 KB
  • Lunghezza stampa: 184
  • Editore: Oakmond Publishing (19 giugno 2017)
  • Lingua: Italiano
  • ASIN: B071ZMWMLP
  • Word Wise: Non abilitato
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