Comincia subito a leggere „In principio era KAOS“

 

Giada Trebeschi & Valeria Corciolani

 

 

L'incipit in anteprima gratuita...

Cosmogenesi

In principio era Kaos, il buio, la tenebra, l’incommensurabile spazio, l’abisso del nulla.

In principio era solo il Kaos primordiale, la voragine dello spazio aperto e infinito.

Poi, germinati dal Kaos, vennero il Cielo e la Terra, il maschile e il femminile originari, le divinità primigenie. Con loro tutto ebbe inizio e proprio a questi due elementi eterni e insostituibili gli uomini di ogni epoca e civiltà hanno innalzato altari, preghiere, idoli e totem.

Perché?

Immaginate di essere un uomo primitivo.

Non sapete nulla, non avete ancora inventato nulla, siete poco più intelligenti di una scimmia, non avete ancora un linguaggio complesso per definire le cose e le idee, non avete ancora dato un nome a tutto.

E ciò che è senza nome, per voi, non esiste.

Dovete sopravvivere in una natura matrigna e pur nutrice, spaventosa e bellissima, una natura animata da esseri diversi, più grandi, più forti e in tutto superiori a voi. Esseri che controllano il tuono e la pioggia, che possono smuovere il mare o far sgorgare il fuoco dal centro della terra.

Ecco, avete trovato loro il nome, adesso esistono, sono gli dei.

È così che, in ogni cultura primitiva gli elementi naturali diventano divini, ci sono da sempre, sono immortali, esistono da prima degli uomini che su questa terra vivono e muoiono.

La morte.

Anche se siete uomini primitivi, conoscete bene la morte. L’avete vista spesso fra gli animali e fra i vostri simili e sapete che da essa non c’è ritorno.

Ma cosa ci sarà dopo?

Si rinascerà a nuova vita?

È solo il corpo a vivere o siete anche altro?

Cominciate a credere che debba esserci dell’altro. Non può finire tutto con il nulla, la fredda terra, la putrefazione del corpo.

Deve esserci dell’altro.

Ecco sì, trovato!

C’è dell’altro e lo chiamate anima.

Ma dove va l’anima dopo la morte?

Chiediamolo agli dei, loro sapranno!

Loro, che hanno creato il cielo e il mare, le stelle e il sole, loro, che ci sono sempre stati, loro, che hanno generato, fatto, inventato ogni cosa. Da loro vengono i monti, i fiumi, gli animali, le piante, e forse anche gli uomini.

Ecco, è in questo momento – e solo in questo preciso momento – che quell’uomo che avete immaginato, e che ora non è più tanto primitivo, riesce a pensare di essere stato creato, modellato o generato da qualche divinità e comincia a credere che agli dei importi qualcosa della sua piccola e miserabile esistenza. Crederà che le storie divine si intreccino con quelle degli uomini e, prima o poi, attribuirà alle divinità caratteristiche umane e non più soltanto naturali.

Ma non ora, non ancora.

Adesso siamo ancora all’inizio, e in principio, figurarsi, non esiste nemmeno il tempo!

In principio, poco dopo Kaos, ci sono solo Urano e Gea.

 

Urano e Gea
il cielo stellato e la madre terra

Urano, è la divinità più lontana, l’avo primigenio di tutti gli dei e, chiaramente, simboleggia l’elemento celeste originario dal potere fecondante.

Gea, dal canto suo, è il femminile assoluto ed eterno, è la madre di ogni cosa, è lei a partorire le prime divinità e il mondo, in alcune leggende è addirittura lei stessa a generare Urano da sola, per partenogenesi.

Lasciando cadere gocce di pioggia su Gea, Urano la feconda e Gea partorisce la seconda generazione divina che è, ovviamente, ancora strettamente legata alle forze della natura e che prende forma nei sei Titani, nelle sei Titanidi, nei giganti mostruosi detti Ecatonchiri (o Centimani), e nei Ciclopi.

Urano detesta gli Ecatonchiri e i Ciclopi, figli mostruosi e aborriti che, tra l’altro, teme moltissimo poiché, vista la loro forza straordinaria sa che potrebbero, un giorno, riuscire a spodestarlo. Così li ripudia e li precipita nuovamente nel ventre della madre che li ha generati imprigionandoli nelle profondità della terra, in uno spazio di tenebra che, in alcune tradizioni, viene già indicato come l’Erebo o il Tartaro.

Gea però ama tutti i suoi figli, anche quelli mostruosi ed è disgustata da Urano e dalla sorte che ha voluto destinare alle sue povere creature, così escogita un piano per vendicarsi. All’insaputa di Urano fabbrica dunque una falce di metallo invincibile con ferro estratto dalle sue stesse viscere e incita i suoi figli a ribellarsi al padre. Nessuno però ha il coraggio di raccogliere la sfida a parte l’ultimogenito dei titani: il giovane Crono.

Crono sa bene che da solo non può riuscire nell’impresa e così chiede ai suoi fratelli Crio, Ceo, Giapeto e Iperione di piazzarsi ai quattro angoli della terra mentre lui si nasconde nel ventre della madre aspettando che, come ogni notte, Urano scenda dal cielo per accoppiarsi con Gea.

In quella fatidica notte di rivolta e tumulto, non appena Urano arrivò, i quattro titani lo afferrarono e lo tennero fermo mentre Crono, uscendo dal ventre di Gea, lo evirò con la falce che gli aveva dato la madre.

Alcune gocce di sangue caddero su Gea e la fecondarono un’ultima volta dando origine alle Erinni, alle Melladi (o ninfe Melie) e ai Giganti.

I genitali di Urano furono gettati in mare vicino a Cipro e dalla spuma di mare da essi fecondata nacque Afrodite, la dea dell’amore.

Urano è reso impotente e sterile e, da questo momento in poi, sarà per sempre una divinità lontana e irraggiungibile, fredda e infeconda proprio come il cielo stellato. Al suo posto, alla guida della stirpe divina, s’insedierà suo figlio Crono.

A quanto pare, l’idea che i figli per diventare adulti debbano, metaforicamente o no, che lo vogliano o meno, uccidere i padri, soprattutto i padri-padroni, sembra nascere molto prima di Edipo e di Sigmund Freud.

Urano è anche il nome del settimo pianeta del sistema solare. Fu il primo pianeta a essere scoperto grazie al telescopio (prima si pensava fosse una stella) e, se osservate la disposizione dei pianeti del sistema solare, vedrete che sono disposti come in un’immaginaria sequenza genealogica che da lontano si avvicina alla Terra: Urano, Saturno (Crono) e Giove (Zeus).

 

Questa è la fine dell'anteprima gratuita.

 


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