Anime gemelle

Anime Gemelle

 

Ci sono legami che non si spezzano, cordoni che uniscono oltre ogni stravolgimento della vita. 
Lisa e Lena sono gemelle, e il sangue non permette nessun distacco: sono sorelle, ad ogni costo.

Anime gemelle

di Letizia Vicidomini

In casa è tutto immobile e scuro. Si sente appena, tendendo l’orecchio, il respiro regolare e soddisfatto di una persona che dorme profondamente.

È Lisa, mia sorella. La mia gemella per essere precisi, e io mi chiamo Lena.

È sola in casa, come sempre da quando me ne sono andata, a un anno esatto dalla morte della mamma, ma non avevo scelta.

A volte non si può scegliere.

Da allora Lisa vive una vita monca, priva di tutte quelle cose che facevano di noi due un tutt’uno. Ci bastava uno sguardo complice, un gesto minuscolo per capirci, ci bastava anche solo stare insieme in silenzio per sentirci appagate.

Ci siamo sostenute a vicenda quando un vento malefico è venuto a strappare nostro padre dal ramo più alto di un albero del podere, sbattendolo a terra come un fantoccio di stracci. Noi due, adolescenti, ci siamo strette nel dolore che ci accomunava e siamo state vicine alla mamma che è quasi impazzita per la disperazione.

Non sapeva fare nulla senza nostro padre, neppure la spesa, così io e Lisa siamo diventate le sue colonne, noi le madri e lei la nostra bambina.

Con il passare del tempo è stato normale occuparci di lei, accudirla, coccolarla, portando avanti nel contempo l’attività di nostro padre, ossia coltivare la terra e i suoi  prodotti, portarli a vendere al mercato oppure li trasformavamo in marmellate e conserve, dolci e biscotti.

La nostra vita era piena, dall’alba al tramonto: non mancavano galline che producevano uova deliziose e maiali da allevare e macellare, la casa da rassettare. Oltre la mamma, ovviamente, che con il passare egli anni era regredita allo stato vegetale.

Io e Lisa non abbiamo mai pensato a farci una vita nostra, a cercare un amore, un marito, dei figli. Non ne avremmo avuto il tempo, e poi ci bastavamo reciprocamente.  Lisa e Lena, Lena e Lisa, sorelle, gemelle, indivisibili.

Alla morte della mamma, desiderata eppure arrivata a tradimento, ci siamo dette senza parlare che avremmo dovuto continuare la nostra esistenza sempre più unite, così com’eravamo nate, intrecciate strettamente in un’unica placenta.

Poi, però, sono stata io a lasciare Lisa, a tradire il patto, ma non potevo fare altrimenti, lo giuro.

Lei ne ha sofferto tantissimo.

Ha pianto, urlato, maledetto me e la sua stessa vita, si è chiusa in casa e ha lasciato che la verdura marcisse e gli animali patissero la fame e la sete, poi si è riscossa e ha ripreso a vivere, per necessità.

Sarebbe meglio dire che sopravvive, io lo so per certo, perché la conosco bene, so quanto soffre e in quale misura sia cambiata.

Il silenzio è diventato insopportabilmente denso, si tocca con le mani e pare doversi frantumare al minimo rumore o scricchiolìo. Vedo la figura che sguscia nel corridoio, tenendosi rasente al muro, e mi chiedo come abbia fatto a entrare.

In effetti, la serratura è un giocattolo, Lisa non ha mai pensato a sostituirla con una più sicura e non si preoccupa nemmeno di mettere la catenella alla porta.

L’uomo è giovane, abbastanza, e sento che ha paura nel fare quello che sta facendo.

Forse è la prima volta che si spinge a entrare in una casa a rubare, forse ha visto e seguito Lisa e sa che è sola e indifesa, forse vuole farle del male.

Cammina piano, poggia i piedi a terra con circospezione e si guarda in giro.

La luce bianca della luna  mi rivela che l’uomo ha in mano un coltello, piccolo e tozzo, ma certamente pericoloso, ed io non so che intenzioni abbia.

Lo vedo raggiungere la camera da letto e guardare Lisa che dorme.

Veramente non è una figura chiara, ma solo un mucchio informe, e respira piano.

Lui si avvicina al mucchio informe, e io capisco che devo agire. Gli arrivo alle spalle e aspetto che si giri verso di me nel momento che percepisce la mia presenza.

Ora mi guarda e non capisce, ha gli occhi sbarrati e scuote il capo, incredulo.

Mentre la mia mano gli stringe il cuore sino a farlo fermare e diventare un sasso inanimato, ancora si chiede cosa gli stia accadendo, ma non lo saprà mai.

Torno dove stavo, incorniciata nel riquadro che sta al lato del letto, poggiato su una mensola e illuminato da una fiammella gentile che Lisa tiene sempre accesa.

Lisa non è sola.  Ci sono sempre io, e non permetterò che le facciano del male, mai. Mi dispiace solo di non essere riuscita a impedire che Domenico, il bracciante che lavorava nelle nostre terre la facesse soffrire.

L’ha aggredita e violata dopo aver fatto lo stesso con me, lasciandomi priva di vita sotto un albero di arance, facendo perdere poi le sue tracce.

Però, anche se Lisa ancora non lo sa, sua sorella ha già provveduto a fare giustizia.

Lisa e Lena, anime gemelle.